La Via dell'argento


Il Sarrabus-Gerrei, con le miniere di antimonio e di argento, è la seconda area per estensione del Parco Geominerario Storico e ambientale della Sardegna.
Il filone argentifero del Sarrabus, sviluppato secondo un asse est-ovest, dalle alture di Sinnai e Soleminis fino alla costa di Muravera e San Vito, era caratterizzato dall’abbondanza di metallo allo stato nativo, praticamente puro. A iniziare dalla seconda metà dell’Ottocento, lungo il filone argentifero iniziarono una serie di attività di estrazione e parallelamente furono edificati dei nuclei abitati. Procedendo da est ad ovest i siti minerari che costituiscono la “Via dell’Argento” sono: Tuviois, Serr’e S’Ilixi, Nicola Secci, Tacconis, S’Arcilloni, Masaloni, Giovanni Bonu, Monte Narba, Baccu Arrodas.
Agli inizi del Novecento lavoravano nelle miniere d’argento del Sarrabus oltre 1500 minatori, due terzi dei quali nel complesso di Monte Narba Giovanni Bonu dotato di un moderno villaggio, di un pozzo di estrazione di oltre 160 metri di profondità e di oltre 20 Km di gallerie. Dopo il trentennio 1870-1900, particolarmente produttivo , iniziò il declino dell’attività estrattiva e le miniere furono progressivamente chiuse. Tra le cause della chiusura vi furono l’apertura di nuove miniere nell’America Latina, le difficoltà di coltivazione e al generale abbassamento del valore dell’argento sul mercato mondiale.
Di questa importante attività estrattiva rimangono oggi i segni nel paesaggio e nelle rare testimonianze, ormai purtroppo solo indirette, dei figli dei minatori e delle cernitrici che hanno scritto con il loro lavoro la storia delle miniere d’argento del Sarrabus.
Il Museo “La Via dell’Argento”, documentando la storia della comunità mineraria attraverso le fonti orali, gli oggetti legati al lavoro e alla vita in miniera, i documenti scritti e le fotografie, si propone l’importante compito di restituire al territorio del Sarrabus un grande patrimonio culturale che rischia di perdersi. La comunità avrà finalmente un luogo in cui conservare non solo “oggetti materiali” ma anche e soprattutto la memoria storica e culturale che potrà così essere trasmessa alle nuove generazioni.

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